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Centro per l'impiego della provincia di Campobasso - Homepage

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I servizi per il lavoro

I servizi per il lavoro

Il D. Lgs. 469/97 ha operato una radicale trasformazione del vecchio sistema del "collocamento", trasferendo alle Province una serie di funzioni prima esercitate dal Ministero del Lavoro: ciò in attuazione dei principi di decentramento e sussidiarietà volti a garantire una risposta istituzionale più aderente alle necessità del mercato del lavoro locale.
Tale riforma ha segnato il passaggio da un sistema basato su logiche meramente amministrative e burocratiche a uno incentrato sulle politiche attive del lavoro, misure appositamente pensate per aumentare l'occupabilità, renderla più appetibile per il mondo del lavoro e più adatta a un mercato in rapida evoluzione.

 

 I Centri per l'Impiego in tale nuovo scenario erogano quindi ai cittadini e alle imprese numerosi servizi tra i quali i principali sono:

- Accoglienza e informazione orientativa 
- Gestione procedure amministrative;
- Orientamento e consulenza 
- Promozione dell'inserimento lavorativo e sostegno delle fasce deboli del mercato del lavoro;
- Incontro domanda/offerta di lavoro 
- Creazione d'impresa 
- Supporto tecnico per Comunicazioni Obbligatorie On-Line 


Nelle sezioni del menu a sinistra troverete le informazioni relative a tutti i servizi disponibili, raggruppati nelle 3 macro-sezioni generali:
-I Servizi per il lavoro
-Area Aziende
-Area Lavoratori

Tutti i servizi sono aperti a tutti e gratuiti.
Nella sezione in basso trovate invece un elenco di definizioni per orientarsi nei servizi disponibili.

  1. ELENCO ANAGRAFICO
  2. DISOCCUPATO
  3. OCCUPATO
  4. LAVORATORE IN MOBILITA'
  5. LAVORATORE DISABILE
  6. PATTO DI SERVIZIO

 

ELENCO ANAGRAFICO

COS'E'
L'elenco anagrafico contiene i dati anagrafici del lavoratore, i dati relativi alla residenza e all'eventuale domicilio, alla composizione del nucleo familiare, ai titoli di studio posseduti, all'eventuale appartenenza alle categorie protette ed allo stato occupazionale.
Esso è integrato ed aggiornato sulla base delle informazioni fornite dal lavoratore e, d'ufficio, sulla base delle comunicazioni obbligatorie provenienti:
- dai datori di lavoro e dalle Agenzie per il Lavoro
- dagli Istituti scolastici, per quanto riguarda l'assolvimento dell'obbligo formativo
- dagli Istituti previdenziali e dagli organi ispettivi competenti in materia di lavoro.
Questa iscrizione non è obbligatoria per essere assunti; è necessaria per l'accertamento dello stato di disoccupazione.
Ciascuno può richiedere di essere iscritto nell'elenco anagrafico di un solo CPI, indipendentemente dalla propria residenza.
 

CHI PUO' ISCRIVERSI
Possono essere inserite nell'elenco anagrafico le persone inoccupate, disoccupate o occupate in cerca di altra occupazione aventi l'età minima di 16 anni per essere ammesse al lavoro e che dichiarano al CPI del proprio domicilio che intendono avvalersi dei servizi all'impiego.

REQUISITI PER L'ISCRIZIONE
Possono iscriversi nell'elenco anagrafico:
- i cittadini italiani
- i cittadini comunitari
- gli extracomunitari titolari di valido permesso di soggiorno rilasciato per lavoro subordinato o autonomo.

DURATA DELL'ISCRIZIONE
 a) I lavoratori nazionali e comunitari inseriti nell'elenco anagrafico mantengono l'iscrizione per tutta la durata della vita lavorativa, salvo cancellazione a domanda;
b) I lavoratori extracomunitari che perdono il lavoro, anche per dimissioni, mantengono l'iscrizione per il periodo di validità residua del permesso di soggiorno e, salvo che si tratti di permesso di soggiorno per lavoro stagionale, comunque per un periodo non inferiore a sei mesi.

DISOCCUPATO

L'art. 1, comma 2, lett. c) del D.Lgs. n. 181/2000 definisce "stato di disoccupazione", la condizione del soggetto privo di lavoro, che sia immediatamente disponibile allo svolgimento ed alla ricerca di una attività lavorativa secondo modalità definite con i servizi competenti.
L'art.4, comma 33, Legge 92/2012 (Riforma mercato del lavoro), ha apportato significative modifiche agli artt.3 e 4, D.Lgs. 181/2000, concernenti, gli indirizzi generali ai servizi competenti per la prevenzione della disoccupazione di lunga durata e la perdita dello stato di disoccupazione.
La Regione Molise ha approvato con Deliberazione di Giunta n.717 del 30.12.2013 le modifiche al Dlgs 181/2000, come previste dalla Legge 92/2012 Riforma del Mercato del Lavoro e dal DL 76/2013 convertito in legge 99/2013.

Dal 1 gennaio 2014 sono operative le NUOVE REGOLE PER ACCERTARE LO STATO DI DISOCCUPAZIONE.
 
Lo stato di disoccupazione di acquisisce attraverso la dichiarazione di immediata disponibilità (DID) resa al Centro per l'Impiego competente in base al proprio domicilio:
a) di essere privo di occupazione o di svolgere (o aver svolto) un'attività lavorativa comportante un reddito annuo lordo non superiore a quello escluso da imposizione fiscale (€ 8.000 per i dipendenti o collaboratori a progetto; € 4.800 per gli autonomi);
b) l'eventuale attività lavorativa svolta precedentemente;
c) l'immediata disponibilità alla ricerca e allo svolgimento di un'attività lavorativa.
Tale dichiarazione può essere resa anche mediante il sistema telematico Inps, nell'ambito della domanda di disoccupazione (Aspi) nonché tramite posta elettronica certificata al seguente indirizzo: provincia.campobasso@legalmail.it 
Il reddito da considerare è quello acquisito successivamente alla dichiarazione di immediata disponibilità e riferito all'anno solare in corso e desunto da elementi oggettivi, quali buste paga o dichiarazioni dei datori di lavoro, CUD o autocertificazioni.
 L'anzianità di disoccupazione decorre dalla data della dichiarazione di immediata disponibilità e si calcola in mesi commerciali.
 I periodi inferiori a 15 giorni non si computano, mentre i periodi superiori a 15 giorni si computano come mese intero.
La durata dell'anzianità può avere rilevanza ai fini dell'iscrizione a corsi di formazione e per usufruire dei benefici previsti dalla Legge 407/90 per chi ha maturato un'anzianità di 24 mesi.


COME SI CONSERVA
 In caso di cessazione dell'attività lavorativa il lavoratore deve presentarsi al CPI, dichiarare l'immediata disponibilità e documentare il mancato superamento del reddito minimo.
Si conserva lo stato di disoccupazione nel caso di svolgimento di attività lavorativa di durata non superiore a 6 mesi e reddito annuo lordo non superiore al minimo personale escluso da imposizione fiscale sulla base delle vigenti disposizioni.
I limiti di reddito annuale lordo per la conservazione dello stato di disoccupazione sono i seguenti:
·   euro 8.000 per i redditi da lavoro dipendente o fiscalmente assimilati (da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, da lavoro a progetto)
·   euro 4.800 per i redditi da impresa o derivanti dall'esercizio di professioni (ivi inclusi i lavoratori "occasionali").


Nel caso in cui una persona svolga attività lavorative di entrambi le tipologie, il cumulo dei redditi che ne derivano non dovrà superare comunque l'importo del massimale più elevato (Euro 8.000).
In caso di concorso di più tipologie di lavoro si applica il limite di reddito per i lavoratori dipendenti.

È necessario presentare istanza di conservazione entro 15 gg di calendario dalla risoluzione anticipata del rapporto di lavoro subordinato di durata superiore a 6 mesi e dichiarare il mancato superamento del reddito minimo. 
 
Lo stato di disoccupazione si conserva mantenendo gli impegni assunti con il Centro per l'Impiego (cd. Patto di Servizio) ed il mancato rispetto delle azioni concordate in esso comporta la perdita dello stato di disoccupazione.

Nel patto di servizio sono concordati le modalità ed i tempi entro i quali il lavoratore, trascorsi almeno 6 mesi dalla sottoscrizione, deve confermare periodicamente la dichiarazione dello stato di disoccupazione pena la decadenza della stessa.
I lavoratori che alla data di entrata in vigore della DGR 717 del 30.12.2013 hanno sottoscritto il patto di servizio devono confermare la la dichiarazione dello stato di disoccupazione entro la data del 30.06.2014.

 

QUANDO VIENE SOSPESO
Quando si verificano entrambe queste condizioni:
a) Se la durata del contratto (a tempo determinato o somministrato) è inferiore a 6 mesi;
b) Se il reddito supera quello minimo.


REGIME TRANSITORIO (per rapporti di lavoro iniziati nel 2013 che cessano nel 2014)
In caso di svolgimento di rapporto di lavoro a tempo determinato, comprese le eventuali proroghe, o parasubordinato, che si svolga nell'arco temporale sugli anni 2013 e 2014 la sospensione di anzianità dell'iscrizione nello stato di disoccupazione è così definita:
-  per il disoccupato di età fino a 25 anni compiuti, l'anzianità dello stato di disoccupazione è sospesa nel caso di rapporto di lavoro di durata complessiva fino a sei mesi;
-  per il disoccupato di età superiore a 25 anni l'anzianità dello stato di disoccupazione è sospesa nel caso di rapporto di lavoro complessivamente inferiore a otto mesi.

QUANDO SI PERDE
a) In caso di rifiuto ingiustificato di un'offerta di lavoro congrua, a tempo pieno e indeterminato o determinato o di lavoro somministrato con durata superiore a 6 mesi e sede di lavoro raggiungibile in 80 minuti con mezzi pubblici di trasporto;
b) mancata presentazione, senza giustificato motivo* , ai colloqui di orientamento previsti e concordati con il CPI;
c) mancata sottoscrizione senza giustificato motivo* , del Patto di servizio e mancata esecuzione, senza giustificato motivo, delle azioni concordate nel Piano di azione individuale;
d) assenza alla prova di idoneità oppure mancata presa di servizio presso una pubblica amministrazione, salvo i casi di giustificato motivo.
e) mancata conferma  periodica dello stato di disoccupazione secondo le modalità e i termini indicati dal patto di servizio.
Si considerano equivalenti al rifiuto ingiustificato le dimissioni non in periodo di prova e senza giusta causa.

costituiscono giustificato motivo ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione: la malattia e l'infortunio di durata superiore a 3 giorni, lo stato di gravidanza per i periodi di astensione obbligatoria, il richiamo alle armi e altri casi di limitazione della libertà personale previsti dalla legge. Tali ipotesi devono essere immediatamente comunicate al CPI e documentate nei successivi 5 giorni.

 

OCCUPATO

Si definisce occupato colui che ha un rapporto di lavoro: a) in grado di garantire un reddito annuo lordo superiore a € 8.000 (lavoro dipendente o collaborazione a progetto) o a € 4.800 (lavoro autonomo); b) di durata superiore a 6 mesi.

Ai sensidell'art. 3, co 1, legge 12 marzo 1999, n. 68, i datori di lavoro che superinouna determinata soglia occupazionale sono tenuti ad avere alle propriedipendenze lavoratori appartenenti a c.d. "categorie protette", ossia invalidicivili (con grado di invalidità superiore al 45%), invalidi del lavoro (congrado di invalidità superiore al 33%) e invalidi di guerra. Funzionalmenteall'assolvimento degli obblighi di legge, tali datori di lavoro sono tenuti adinviare annualmente un prospetto riepilogativo contenente informazioni,aggiornate al 31 dicembre dell'anno precedente, riguardanti il numerocomplessivo dei lavoratori dipendenti, il numero e i nominativi dei lavoratoricomputabili nella quota di riserva e i posti di lavoro e le mansionidisponibili per tali lavoratori.

LAVORATORE IN MOBILITA'

CHI E'
E' colui che ha perso il lavoro in seguito a licenziamento collettivo per riduzione di personale, trasformazione o cessazione di attività aziendale, da imprese con più di 15 dipendenti .

ISCRIZIONE NELLE LISTE DI MOBILITA'
 L'iscrizione nelle liste di mobilità facilita il reinserimento nel mondo del lavoro del lavoratore licenziato.
Le persone iscritte nelle liste di mobilità, secondo le disposizioni della Legge 23 luglio 1991 n. 223 devono rendere la dichiarazione di disponibilità al Centro per l'impiego ai sensi dell'art.3 comma 1 D. Lgs. 297/02: operano infatti le specifiche disposizioni di accertamento della condizione di disoccupazione delle persone iscritte e di verifica della reale disponibilità.
 
INDENNITA' DI MOBILITA'
Hanno diritto all'indennità di mobilità i lavoratori assunti da almeno 12 mesi, con un'anzianità di servizio effettivo di almeno 6 mesi.
La domanda di indennità di mobilità ordinaria va presentata direttamente dal lavoratore entro il 68° giorno dal licenziamento, pena la decadenza del diritto alla prestazione. Tale domanda, va effettuata mediante apposito Modulo DS 21 Mobilità da inviare esclusivamente per via telematica tramite i servizi telematici dell'Istituto, Contact Center integrato: contattando il numero verde 803164 o in alternativa mediante i servizi dei Patronati/Intermediari dell'Inps.
Non hanno diritto all'indennità di mobilità:
- dirigenti
- lavoratori stagionali o saltuari
- lavoratori con contratto a termine


DURATA
La durata dell'indennità di mobilità (che non può essere comunque superiore alla durata avuta dal contratto di lavoro) si calcola in base all'età del lavoratore al momento del licenziamento e alla località in cui è avvenuto il licenziamento.
 Più precisamente la durata è di:
- 12 mesi se il lavoratore ha meno di 40 anni
- 24 mesi se il lavoratore ha più di 40 anni
- 36 mesi se il lavoratore ha più di 50 anni.

Se l'azienda o lo stabilimento dove il lavoratore ha prestato servizio si trova nel Mezzogiorno, nelle zone previste dal DPR 218/1978, la durata dell'indennità è aumentata di 1 anno.
 

La Legge 92 del 28 giugno 2012 "Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita" ha previsto, a partire dal 1 gennaio 2017,  l'abrogazione dei seguenti trattamenti:
·   indennità di mobilità ordinaria
·   speciale di disoccupazione per l'edilizia
·   disoccupazione per l'edilizia
 

Pertanto i lavoratori licenziati dopo il 31 dicembre 2016 non potranno più essere collocati in mobilità ordinaria, ma beneficeranno in base alla sussistenza di specifici requisiti, esclusivamente dell'indennità di disoccupazione (ASpI) o della mini AspI, anche se provenienti da una procedura di licenziamento collettivo.
 

Il regime transitorio prevede, infatti, per i lavoratori collocati in mobilità fino al 31 dicembre del 2016, una graduale riduzione della durata dell'indennità.
 

Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, entro il 31 ottobre 2014 procederà poi, insieme alle Organizzazioni sindacali più rappresentative, a verificare la corrispondenza del regime transitorio della mobilità ordinaria con le reali prospettive economiche ed occupazionali riferite al 2014, proponendo, ove necessarie eventuali iniziative di sostegno economico ai lavoratori licenziati e prevedendo inoltre l'applicazione del criterio della data di licenziamento del lavoratore.
·   Mobilità Ordinaria 2013 - 2014 periodo transitorio del trattamento di mobilità ordinaria: per questo biennio rimangono invariati i principi di applicazione, requisiti e durata, ovvero le stesse modalità operative attualmente in vigore per il suddetto istituto fino al 31 dicembre 2014.
·   Mobilità Ordinaria 2015 - 2016: la durata della prestazione di mobilità subirà le riduzioni come evidenziate nella tabella, salvo gli esiti della predetta ricognizione di cui al citato art. 2, comma 46 bis, legge 134 del 2012. 
 

L'INPS con la Circolare n.2 del 7 gennaio 2013, ha confermato l'estensione del trattamento dell'indennità di mobilità ad altri settori di attività come il commercio, il turismo e la vigilanza, in particolare:
·   imprese esercenti attività commerciali, con più 50 dipendenti fino a 200.
·   agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici, con più di 50 dipendenti.
·   imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti.
·   imprese di trasporto aereo, a prescindere dal numero di dipendenti.
·   imprese del sistema aeroportuale, a prescindere dal numero di dipendenti.
 

Rilascio del certificato di iscrizione nella lista di mobilità.
Il Centro per l'Impiego, ricevuta la lista di mobilità approvata dalla Commissione Regionale, provvede a rilasciare il certificato di iscrizione.
 

CANCELLAZIONE DALLA LISTA DI MOBILITA'
Il lavoratore in mobilità viene cancellato dalle liste e quindi perde il diritto all'indennità di mobilità in caso di:
 - assunzione a tempo pieno e indeterminato
- scadenza del termine di permanenza nella lista
- riscossione dell'indennità di mobilità in un'unica soluzione
- rifiuto di un'offerta di lavoro congrua
- mancata comunicazione all'INPS di riassunzione a tempo parziale o determinato
- rifiuto o non regolare frequenza dei corsi di formazione promossi dalla Regione
- rifiuto a essere impiegato in lavori socialmente utili
- mancata presentazione, senza giustificato motivo, alla convocazione del Centro per l'Impiego.


QUANDO SI PERDE IL DIRITTO
Il pagamento dell'indennità di mobilità può essere cessato immediatamente da parte dell'INPS, se si verificano determinate cause e motivazioni di sospensione del diritto quali:
·   Se il lavoratore si rifiuta di frequentare un corso di formazione professionale autorizzato dalla Regione o lo frequenti in modo irregolare con un numero di assenze superiori al limite concesso stabilito in base alla durata del corso di formazione o riqualificazione
·   Se il lavoratore non accetta un lavoro equivalente a quello precedente con una retribuzione ridotta al massimo del 10%
·   Se il lavoratore si rifiuta di essere impiegato in opere e servizi di pubblica utilità
·   Se il lavoratore non comunica entro 5 giorni all'INPS l'avvenuta assunzione: il lavoratore collocato nelle liste di mobilità può accettare di svolgere un'attività part time o a tempo determinato, in questo caso il pagamento dell'indennità viene sospeso per il periodo del contratto fino alla sua scadenza, per i mesi residuali della mobilità.
·   Se il lavoratore non risponde e non si presenta alle convocazioni del Centro per l'impiego, CPI senza giusta motivazione
·   Se il lavoratore viene assunto a tempo indeterminato: in questo caso se il lavoratore accetta un lavoro a tempo pieno e indeterminato con una retribuzione inferiore a quella che percepiva nella precedente attività, ha diritto ad un assegno integrativo per un periodo di 12 mesi. L'importo di tale integrazione non può essere superiore a quello dell'indennità di mobilità che avrebbe percepito se fosse rimasto in mobilità
·   Se il lavoratore fa domanda di riscossione dell'indennità di mobilità in un'unica soluzione
·   Se il lavoratore raggiunge il diritto alla pensione di vecchiaia o di anzianità, comprese le pensioni anticipate concesse in determinati settori previsti dalla legge
·   Se il lavoratore diventa titolare di pensione di inabilità o di assegno ordinario di invalidità in questo caso il lavoratore può scegliere se optare per l'assegno di invalidità o continuare a percepire l'indennità di mobilità fino al termine del periodo
 

SVOLGIMENTO DI ATTIVITA' LAVORATIVA DURANTE L'ISCRIZIONE NELLA LISTA
Il lavoratore in mobilità può essere assunto con contratto di lavoro subordinato a tempo parziale, ovvero a tempo determinato non superiore ad 1 anno, mantenendo l'iscrizione nella lista di mobilità. In tal caso la permanenza nella lista verrà prorogata per il periodo equivalente alla durata del rapporto di lavoro.
In ogni caso il limite massimo di proroga è pari al doppio del termine originariamente stabilito.
 

REISCRIZIONE NELLE LISTE
Il lavoratore assunto a tempo pieno e indeterminato che non supera il periodo di prova viene reiscritto nelle liste al massimo per due volte.
Se il lavoratore, in seguito a visita medica, viene dichiarato inidoneo all'attività da svolgere, viene reiscritto nelle liste.
Il lavoratore in mobilità che non matura presso la nuova azienda un'anzianità aziendale di almeno 12 mesi, di cui 6 effettivamente lavorati, in caso di licenziamento viene reiscritto nelle liste di mobilità.
 
 

LAVORATORE DISABILE

Ai sensi dell'art. 3, co 1, legge 12 marzo 1999, n. 68, i datori di lavoro che superinouna determinata soglia occupazionale sono tenuti ad avere alle propriedipendenze lavoratori appartenenti a c.d. "categorie protette", ossia invalidicivili (con grado di invalidità superiore al 45%), invalidi del lavoro (congrado di invalidità superiore al 33%) e invalidi di guerra.

Funzionalmente all'assolvimento degli obblighi di legge, tali datori di lavoro sono tenuti ad inviare annualmente un prospetto riepilogativo contenente informazioni, aggiornate al 31 dicembre dell'anno precedente, riguardanti il numero complessivo dei lavoratori dipendenti, il numero e i nominativi dei lavoratori computabili nella quota di riserva e i posti di lavoro e le mansioni disponibili per tali lavoratori.

Quanto alle quote di riserva - ossia il numero di lavoratori appartenenti alle categorie protette che devono essere obbligatoriamente assunti dall'impresa - queste variano a seconda della base occupazionale nella seguente misura:
- per le aziende da 15 a 35 dipendenti: 1 lavoratore disabile;
- per le aziende da 36 a 50 dipendenti: 2 lavoratori disabili;
- per le aziende con oltre 50 dipendenti: 7% dei dipendenti occupati (art. 3, co. 1, L. 68/1999).
In aggiunta a quanto sopra, la L. 68/1999 prevede una quota di riserva a parte per determinate categorie di soggetti svantaggiati (orfani, coniugi superstiti e profughi). Tale quota è pari ad 1 lavoratore per i datori di lavoro che occupino da 51 a 150 dipendenti, e all'1% degli occupati oltre tale soglia dimensionale.

La legge prevede espressamente quali tipologie di lavoratori siano computabili ai fini di individuare la base occupazionale dell'azienda. Proprio su tale punto è di recente intervenuta la Riforma chiarendo, da un lato, che nella base di computi deve tenersi conto di tutti i lavoratori assunti con il vincolo della subordinazione (art. 4. cp. 1, L. 68/1999); nonché prevedendo l'esclusione dalla base di computo dei lavoratori assunti con contratto a termine fino a 6 mesi, termine che prima della riforma era di 9 mesi (art. 4, co. 1, L. 68/1999, come modificato dalla legge 7 agosto 2012, n. 134: "L. 134/2012").
All'esito di tali modifiche, sono oggi inclusi nella base di computo, in via generale, tutti i lavoratori subordinati, a meno che non rientrino in una delle seguenti esclusioni testualmente previste dalla legge:
- i lavoratori assunti ai sensi delle norme sul collocamento obbligatorio;
- i soci di cooperative di produzione e lavoro;
- i lavoratori assunti con contratto a termine non superiore a sei mesi e quelli assunti per ragioni di carattere sostitutivo;
- i dirigenti;
- i lavoratori assunti con contratti d'inserimento;
- i lavoratori occupati con contratti di somministrazione;
- i lavoratori assunti per attività da prestarsi all'estero (per la corrispondente durata);
- i lavoratori impegnati in lavori socialmente utili;
- i lavoratori a domicilio;
- i lavoratori aderenti al programma di emersione;
- gli apprendisti (ai sensi dell'art. 7, co. 3, D.Lgs. 14 settembre 2011, n. 167).

Relativamente alla modifica circa il computo dei lavoratori a termine, il Ministero del Lavoro (Circolare Min. del Lavoro n. 18 del 18 luglio 2012) ha stabilito che:
- ai fini del calcolo della base occupazionale, i contratti a termine devono essere pro-quota;
- tali lavoratori vanno computati solamente qualora il loro inserimento in azienda sia indispensabile per la realizzazione del ciclo produttivo.

Quanto all'insorgenza dell'obbligo, il datore di lavoro è tenuto a presentare la domanda di assunzione obbligatoria agli uffici provinciali competenti entro 60 giorni da quello successivo alla data in cui si verifica una scopertura della quota di riserva.

Quanto poi alle modalità di adempimento dell'obbligo di assunzione di lavoratori disabili, sono previsti quattro diversi strumenti:
- richiesta nominativa (in tal caso, il datore di lavoro indica direttamente agli organi del collocamento il nome del lavoratore del quale si richiede l'avviamento; per i datori di lavoro che occupano più di 50 dipendenti tale modalità di assunzione può essere utilizzata nel limite del 60% delle assunzioni di lavoratori disabili; art. 7, L. 68/1999).
- passaggio diretto del lavoratore disabile da un datore di lavoro ad un altro ( ammesso solo a determinate condizioni. Circolare Ministero del Lavoro del 18 luglio 2002);
- richiesta numerica (in tale ipotesi, il datore di lavoro presenta agli uffici provinciali competenti la richiesta di avviamento indicando solamente la qualifica del lavoratore da assumere; al riguardo, la legge prevede l'invio del prospetto informativo vale come richiesta numerica di avviamento; art. 9, L. 68/1999);
- stipulazione di convenzioni tra il datore di lavoro e gli uffici provinciali di collocamento per l'assolvimento graduale degli obblighi di legge (art. 11, L. 68/1999).

La L. 68/1999 prevede, altresì, per i datori di lavoro che, a causa delle speciali condizioni della loro attività, non possono assumere l'intera percentuale di persone affette da disabilità, la possibilità di richiedere esoneri, anche parziali, degli obblighi di copertura della quota di riserva, entro comunque un massimo del 60%. Il datore di lavoro che ottenga l'esonero è tenuto a versare al Fondo regionale per l'occupazione dei disabili di un contributo pari a € 30,64 per ciascun lavoratore disabile non assunto e per ogni giorno lavorativo.

Gli obblighi di assunzione previsti dalla L. 68/1999 possono, poi, essere temporaneamente sospesi, previa richiesta presentata ai servizi provinciali competenti, per le imprese che richiedano l'intervento della CIGS, ovvero ricorrano a contratti di solidarietà o avviino procedure di mobilità.

La L. 68/1999, infine, prevede sanzioni amministrative di tipo "progressivo" (ossia che aumentano con il reiterarsi nel tempo del comportamento), per il caso di mancato invio del prospetto informativo e per la mancata assunzione di lavoratori disabili. In particolare:
- per il ritardato invio del prospetto informativo, la legge prevede una sanzione pecuniaria che, a far data dal gennaio 2012, è pari ad € 635,11, maggiorata di € 30,76 per ogni giorno di ulteriore ritardo (art. 15, co. 1, L. 68/1999);
- per la mancata assunzione di soggetti appartenenti a categorie protette, decorsi 60 giorni dalla data in cui sorge l'obbligo, si applica, per ogni giorno lavorativo durante il quale risulti non coperta, per cause imputabili al datore di lavoro, la quota dell'obbligo previsto dalla legge, una sanzione pari - a far data dal gennaio 2012 - ad € 62,77 al giorno per ciascun lavoratore disabile che risulti non occupato nella medesima giornata (art. 15, co. 4, L. 68/1999).
L'ente preposto alla verifica del rispetto della normativa ed alla applicazione di tali sanzioni - ossia l'Ispettorato del Lavoro presso la Direzione Territoriale del Lavoro ("DTL") competente - è diverso da quello competente per gli adempimenti in materia di collocamento obbligatorio - ossia i Centri per l'Impiego. Al fine di favorire le comunicazioni da parte della Provincia alla DTL circa il mancato rispetto della normativa, la Riforma è intervenuta prevedendo che i Centri per l'Impiego comunichino alle DTL competenti, con cadenza mensile, anche in via telematica, eventuali violazioni della normativa sul collocamento obbligatorio e la presenza di esoneri, così da garantire una pronta attivazione delle verifiche del caso (art. 6, co. 1, L. 68/1999).
Gli organismi ispettivi preposti, attivati dalle DTL, dovranno quindi effettuare una verifica, quanto più immediata e, in presenza di esoneri, dovranno altresì verificare la sussistenza dei requisiti che giustifichino, in ragione dell'attività imprenditoriale svolta, l'esonero totale dalle assunzioni obbligatorie o l'autorizzazione all'esonero parziale ed il conseguente versamento dei contributi esonerativi.

I disabili, destinatari della promozione dell'inserimento e della integrazione lavorativa mirata, sono:
- persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e i portatori di handicap intellettivo, che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%;
- persone invalide del lavoro con grado di invalidità superiore al 33%;
- persone non vedenti o sordomute;
- persone invalide di guerra, civili di guerra o per servizio.



PATTO DI SERVIZIO

 Il patto di servizio è una forma di accordo tra il Centro per l'Impiego e le persone in cerca di lavoro, in cui entrambe le parti formalizzano un reciproco impegno: da un lato il lavoratore si impegna a rendersi parte attiva nella ricerca di un lavoro e nel rafforzare la propria occupabilità,  dall'altra i Centri per l'Impiego si impegneranno ad erogare un servizio efficiente e di qualità predisponendo gli strumenti e individuando i percorsi per sostenere il lavoratore disoccupato in questo suo compito.
 

In particolare il CPI si impegna ad offrire i seguenti servizi:
·   accoglienza del lavoratore/disoccupato
·   illustrazione del percorso/progetto e degli obiettivi che si vuole raggiungere
·   consulenza per l'analisi e l'individuazione dei bisogni professionali
·   costruzione di un Piano Di Azione Individuale, che diventa parte integrante e sostanziale dello stesso Patto. Il Piano deve prevedere le disponibilità della persona nei confronti di proposte formative e/o lavorative, esplicandone anche le motivazioni. Fra i servizi si possono prevedere: colloqui di orientamento, tirocini, voucher per la partecipazione a percorsi formativi, colloqui di inserimento in azienda, candidature ad offerte di lavoro, consulenza normativa in materia di legislazione del lavoro
·   consulenza per la stesura di curriculum
·   consulenza per la preparazione a colloqui di selezione
·   consulenza per l'analisi di un'idea di lavoro autonomo, verifica del business plan, collaborazione al progetto di avvio d'impresa, consulenza sui finanziamenti per il sostegno alla creazione d'impresa
·   garanzia di riservatezza delle informazioni ricevute e dei percorsi concordati, fatti salvi gli scambi di informazione con altri servizi pubblici che partecipano allo sviluppo del progetto.
 

L'utente si impegna a:
·   sostenere il colloquio con l'operatore del CPI per definire il bisogno e iniziare a definire ed impostare il Piano Di Azione Individuale
·   partecipare agli incontri, ai colloqui, ai progetti e percorsi definiti precedentemente con l'operatore e facenti parte del Piano Di Azione Individuale
·   candidarsi per gli annunci di lavoro compatibili con il proprio profilo professionale, anche con il supporto consulenziale dell'operatore del CPI
·   sostenere eventuali colloqui di inserimento/selezione con aziende selezionate dal CPI
·   comunicare all'operatore del CPI situazioni, fatti o motivazioni che impediscono la partecipazione della persona al servizio proposto dal CPI, cambio del domicilio, accettazione di un'offerta di lavoro, anche se a tempo determinato, partecipazione ad un percorso formativo
·   leggere ed accettare le modalità di svolgimento del Piano, le regole del Patto e le eventuali sanzioni e conseguenze derivanti dall'inosservanza di quanto concordato
 

Tale accordo prevede la cosiddetta "presa in carico" dell'utente da parte del Centro per l'impiego, individuando le azioni che il Cpi si impegna a proporre all'utente, e al contempo vincolando quest'ultimo a parteciparvi, pena la perdita dello status di disoccupazione.
Il disoccupato dovrà, quindi, porsi in un'ottica di partecipazione ai percorsi di reinserimento, e dovrà dimostrare un comportamento attivo nel rispettare i servizi che gli vengono offerti. 


 

 

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